Tumore della via escretrice
(uretere e bacinetto renale)
Cos’è e perché è diverso dal tumore della vescica
Fattori di rischio e situazioni cliniche da conoscere
Predisposizione ereditaria e perché può cambiare la gestione
Sintomi e percorso diagnostico
Il sintomo più comune è il sangue nelle urine (ematuria), che può essere visibile o non visibile. Un altro sintomo possibile è il dolore al fianco (talvolta legato a ostruzione da coaguli o da tessuto tumorale), riportato in una quota significativa di casi (circa 20–32%). Se compaiono sintomi sistemici come calo dell’appetito, perdita di peso, stanchezza marcata, febbre o tosse, è prudente effettuare valutazioni per possibile diffusione della malattia perché questi quadri possono essere associati a prognosi peggiore.
L’esame cardine
Esami “complementari” ma spesso indispensabili
Ureteroscopia diagnostica: perché serve e quali limiti ha
Come si decide “rischio basso” o “rischio alto”
La distinzione “basso rischio vs alto rischio” non è un’etichetta astratta: è il punto chiave che orienta la scelta tra una strategia conservativa (salvare il rene) e una strategia radicale (asportazione del rene e dell’uretere). La stratificazione del rischio si basa su variabili cliniche, endoscopiche, citologiche e radiologiche; tra queste, lo stadio patologico è il principale fattore prognostico, e il grado è uno dei migliori “surrogati” clinici dello stadio quando non si dispone ancora del pezzo operatorio.
I criteri pratici usati nella stratificazione
Una questione clinica spesso sottovalutata: il rischio di tumore in vescica
Trattare il tumore a basso rischio: obiettivo preservare il rene
Quando il tumore è a basso rischio, l’obiettivo è curare la malattia riducendo al minimo l’impatto sulla funzione renale. Nelle forme a basso rischio, la chirurgia “kidney-sparing” (conservativa) riduce la morbidità legata all’asportazione rene-uretere (per esempio la perdita di funzione renale) senza compromettere gli esiti oncologici, e la sopravvivenza risulta simile a quella dopo chirurgia radicale; per questo è considerata l’opzione preferita e va discussa con tutti i pazienti a basso rischio, indipendentemente dallo stato del rene controlaterale.
Ablazione endoscopica ureteroscopica e “second look”
Approccio percutaneo (antegrado)
Chirurgia segmentaria dell’uretere
Chemoablazione: quando la terapia è “locale” e non chirurgica
Instillazioni endocavitarie nell’alto apparato: cosa si sa e cosa non è chiaro
Trattare il tumore ad alto rischio localizzato: obiettivo massima radicalità oncologica
Quando il tumore è ad alto rischio, la priorità diventa la radicalità oncologica, cioè ridurre al minimo il rischio di progressione locale e metastatica.
Intervento standard: nefroureterectomia radicale
Gestione della cuff vescicale: perché è cruciale
Linfonodi: quando si valuta la linfadenectomia
Quando si tenta comunque di salvare il rene nell’alto rischio
Prevenire la recidiva in vescica dopo nefroureterectomia
Immunoterapia adiuvante e radioterapia: cosa è “selezionato” e cosa è incerto
Se la malattia non è localizzata: una sintesi per orientarsi
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