Tumore localizzato del rene: dopo l’intervento e oltre la forma localizzata
“Dopo l’intervento al rene, devo fare altro?”
È una delle domande più importanti dopo un intervento per tumore del rene. La risposta non è uguale per tutti e dipende da tre elementi chiave: il risultato dell’istologia, il rischio di recidiva e lo stadio di malattia.
In alcuni pazienti la chirurgia è sufficiente e il passo successivo è solo un programma di controlli. In altri, soprattutto quando il tumore ha caratteristiche più aggressive, può essere indicato discutere una terapia aggiuntiva dopo l’intervento. Se invece la malattia è già metastatica o diventa metastatica nel tempo, il ragionamento cambia: la cura principale non è più solo chirurgica, ma sistemica.
Il significato dell’istologia: cosa ci dice davvero?
Rischio di recidiva: perché non tutti i pazienti sono uguali
Terapia adiuvante: quando ha senso e quando no?
Che tipo di terapia adiuvante si utilizza oggi?
Quando si inizia dopo l’intervento?
Per quanto tempo si fa?
Perché non è una scelta automatica?
Terapia prima dell’intervento: quando si considera?
Se il tumore è localmente avanzato
Un tumore del rene localmente avanzato è un tumore che ha superato i confini più semplici del rene, ma senza necessariamente avere metastasi a distanza. Può coinvolgere il grasso intorno al rene, il seno renale, la vena renale, la vena cava o i linfonodi regionali.
Linfonodi
Trombo venoso
Malattia localmente avanzata non operabile
Il follow-up: perché è fondamentale anche quando “va tutto bene”
Il follow-up dopo il trattamento di una massa renale ha due obiettivi principali: identificare precocemente eventuali recidive locali o metastasi e monitorare nel tempo la funzione renale, soprattutto nei pazienti sottoposti a chirurgia.
Controllo oncologico: quali esami e perché
Frequenza dei controlli
Monitoraggio della funzione renale
Rischio sul rene controlaterale
Se compare una recidiva locale
E se la malattia è già metastatica o lo diventa durante il follow-up?
La chirurgia nella malattia metastatica: non sempre, non subito
Malattia oligometastatica: quando le metastasi sono poche
Terapie sistemiche nel carcinoma renale metastatico
Le terapie sistemiche sono farmaci che agiscono su tutto l’organismo. Nel carcinoma renale metastatico moderno le due grandi famiglie sono l’immunoterapia e le terapie a bersaglio molecolare, soprattutto farmaci anti-angiogenici che interferiscono con i meccanismi che il tumore usa per creare nuovi vasi sanguigni.
La chemioterapia tradizionale, quella comunemente usata in molti altri tumori, è in genere poco efficace nel carcinoma renale più frequente. Fa eccezione un gruppo ristretto di tumori rari, come il carcinoma dei dotti collettori o il carcinoma midollare renale, nei quali possono essere utilizzati schemi chemioterapici specifici.
Carcinoma renale a cellule chiare
Tumori con componente sarcomatoide
Carcinomi renali non a cellule chiare
Cosa succede se la malattia progredisce durante o dopo una terapia?
Effetti collaterali: perché serve un centro esperto
Il messaggio pratico
Dopo un intervento per tumore del rene, non tutti devono fare una terapia aggiuntiva. La maggior parte delle decisioni dipende dall’istologia definitiva e dal rischio di recidiva.
Nei pazienti a basso rischio, il follow-up è la scelta corretta. Nei pazienti con carcinoma renale a cellule chiare ad alto rischio, il pembrolizumab adiuvante può essere discusso per ridurre il rischio di recidiva, spiegando bene benefici, limiti e possibili effetti collaterali.
Se la malattia è metastatica, la terapia sistemica è il trattamento centrale. La chirurgia può ancora avere un ruolo, ma solo in pazienti selezionati e spesso dopo una valutazione multidisciplinare. La strategia migliore non è uguale per tutti: deve essere costruita sul tipo di tumore, sul volume di malattia, sulle condizioni del paziente e sui suoi obiettivi di cura.
Andrea Mari – Via Le Plessis Robinson 56, Bagno a Ripoli (FI)
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