Tumore della prostata

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I sintomi urinari legati all’IPB sono molto comuni e spesso compaiono lentamente, tanto che il paziente tende ad adattarsi nel tempo senza rendersene conto. Quando però i sintomi urinari iniziano a interferire con il sonno, il lavoro o la vita sociale, nasce l’esigenza di capire meglio la situazione.

Cos’è l’IPB?

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L’ipertrofia prostatica benigna è un ingrossamento progressivo benigno e non tumorale della prostata.
La prostata è una ghiandola che circonda l’uretra, cioè il canale attraverso cui l’urina esce dalla vescica. Con l’età, il tessuto prostatico tende ad aumentare di volume; questo può comprimere l’uretra e rendere più difficoltoso lo svuotamento della vescica.

È importante chiarire alcuni concetti chiave:

  • IPB non è un tumore e non aumenta automaticamente il rischio di tumore prostatico.
  • Non tutti gli uomini con prostata ingrossata hanno sintomi.
  • I disturbi dipendono non solo dal volume della prostata, ma anche da come prostata e vescica funzionano insieme.

Sintomi urinari: ostruttivi e irritativi

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I disturbi urinari vengono distinti in due grandi gruppi, spesso presenti insieme.

I sintomi ostruttivi sono legati alla difficoltà di svuotamento della vescica. Comprendono getto urinario debole, bisogno di spingere per urinare, difficoltà a iniziare la minzione, flusso intermittente e sensazione di svuotamento incompleto. In alcuni casi avanzati può comparire la ritenzione urinaria, cioè l’incapacità di urinare.

I sintomi irritativi dipendono soprattutto dalla sofferenza della vescica che lavora contro un ostacolo. Comprendono aumento della frequenza urinaria, urgenza improvvisa, bisogno di urinare spesso anche con poca urina e risvegli notturni (nicturia).
Questi sintomi sono spesso i più fastidiosi per il paziente, perché disturbano il sonno e la qualità della vita.

Che esami sono necessari per fare diagnosi?

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La diagnosi di IPB non si basa su un solo esame, ma su una valutazione complessiva.

La visita urologica comprende l’ascolto dei sintomi e l’esplorazione rettale, che permette di valutare dimensioni e consistenza della prostata.
Gli esami di base includono l’analisi delle urine, per escludere infezioni o sangue nelle urine, e il PSA, che aiuta a valutare il volume prostatico e a escludere altre patologie quando indicato.

L’ecografia dell’apparato urinario consente di misurare il volume della prostata, valutare la vescica e verificare come il paziente svuota la vescica con la minzione.
L’uroflussometria misura la velocità del flusso urinario ed è utile per capire quanto è ostacolato lo svuotamento.

Questi esami permettono di confermare la diagnosi e di scegliere la terapia più appropriata.

Nella maggior parte dei casi la terapia medica rappresenta il primo approccio.

Quali sono i farmaci disponibili? Benefici ed effetti collaterali

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Il beneficio principale dei farmaci è ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita, non “guarire” l’IPB.

Gli alfa-litici rilassano la muscolatura della prostata e del collo vescicale. In questo modo riducono l’ostacolo funzionale e migliorano il flusso urinario. Hanno un effetto rapido e sono indicati soprattutto quando il problema principale è urinare con difficoltà.

Questi farmaci possono però causare capogiri, abbassamento di pressione, stanchezza ed eiaculazione retrograda.

Gli inibitori della 5-alfa-reduttasi agiscono nel tempo riducendo il volume della prostata. Sono utili quando la prostata è aumentata di dimensioni e servono per ridurre il rischio di peggioramento e di ritenzione urinaria. L’effetto è lento e richiede mesi di trattamento continuativo.

Possono determinare calo del desiderio sessuale, riduzione dell’eiaculato o difficoltà erettile in una minoranza di pazienti.

In molti casi si utilizza una terapia di combinazione, che associa le due classi di farmaci, soprattutto nei pazienti con sintomi importanti e prostata voluminosa.

In entrambi i casi, non necessariamente gli effetti collaterali elencati ci sono, spesso sono lievi e in molti casi reversibili sospendendo o modificando la terapia.

Quando prevalgono sintomi irritativi importanti, possono essere associati farmaci che agiscono sulla vescica, sempre con attenzione e dopo adeguata valutazione.

Quanto aspettarsi nel tempo

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La risposta alla terapia è variabile. Alcuni pazienti ottengono un buon controllo dei sintomi per molti anni, altri notano un miglioramento solo parziale.
L’IPB è una condizione cronica e può evolvere lentamente nel tempo, anche sotto terapia.

Per questo sono necessari controlli periodici, per verificare l’efficacia dei farmaci e l’eventuale comparsa di complicanze.

Quando i farmaci non bastano: rivalutare la strategia

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La terapia va rivalutata quando i sintomi persistono nonostante un trattamento corretto, quando peggiorano progressivamente o quando compaiono complicanze come ritenzione urinaria, infezioni urinarie ricorrenti, calcoli vescicali o danni alla vescica e ai reni.

In queste situazioni i farmaci non sono più sufficienti e diventa opportuno discutere altre opzioni, incluse procedure mini-invasive o interventi chirurgici.
La decisione non è automatica e non dipende solo dall’oggettività degli esami, ma anche dal fastidio soggettivo percepito dal paziente e dalle sue aspettative.

L’obiettivo rimane sempre lo stesso: garantire una minzione efficace e una buona qualità di vita, scegliendo il trattamento più adatto al singolo caso.

Andrea Mari – Via Le Plessis Robinson 56, Bagno a Ripoli (FI)
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